EXPL 14: circo

Questo posto è un circo, e i nativi sono costretti ad esibirsi. Il tendone è immenso e oscura il cielo. È un tendone molto vecchio e ogni tanto il sole riesce a proiettare una macchia di luce attraverso gli strappi. Ma sono eventi brevi. Il palo centrale è ciclopico e sorvegliato da guardie armate.
I nativi sono resi idioti dal capo del circo, che in assenza di nomi precisi – è un posto estremamente difficoltoso per quanto riguarda la comunicazione – ho battezzato l’Ignobile Circense. L’Ignobile Circense è un agente dell’entropia e impedisce il naturale proliferare e diversificarsi dell’attività intellettuale, creativa ed emotiva nella società. Tutti, in questo posto, fanno il proprio dovere. Chi deve applaudire applaude, a ritmo e senza gioia. Chi deve vendere i biglietti prende i soldi e consegna i resti, chi deve acquistare i biglietti sborsa i denari meccanicamente, senza mostrare felicità o turbamento o qualunque tipo di partecipazione. Gli uomini si muovono con regolarità e omogeneità. Questo mi ha colpito molto. La vita è intrinsecamente diversificata. L’Ignobile Circense omologa.

Sono arrivato in questo posto, appropriatamente, all’inizio di uno spettacolo. Ho poi scoperto che la ciclicità degli spettacoli è un requisito fondamentale, l’Ignobile Circense ha speso molte energie per riportare le durate a: 2 ore, 4 ore, 6 ore. Un tempo forse non era così, ma ora è lo standard. Spettacoli lunghi, resi per me intollerabili dalla vuotezza di contenuti. Nel primo numero a cui ho assistito un poveretto cercava di stare in equilibrio su un monociclo. Ci ha provato per dieci minuti, continuando a fallire. Il pubblico rideva, anche se vuotamente. C’è poi stato un numero di giocoleria, ma le clavette stavano a terra molto più che in aria. Ne è scaturita una disarmante rissa tra i clown: pur non infuriandosi, pur non dando apparente segno di passione, i tre hanno iniziato a prendersi a male parole e a lanciarsi gli oggetti di scena. Traspariva comunque una certa cattiveria amara, col pubblico che seguiva blandamente interessato. È poi seguito uno spettacolo di acrobazie conclusosi con la rovinosa caduta di una delle trapeziste. Era stato chiaro fin dall’inizio del numero come nessuno degli acrobati fosse davvero competente, ma non c’è stato comunque nessun tentativo di ribellione nonostante il palese pericolo. Quando la ragazza ha impattato a terra ho sentito lo schiocco dell’osso rotto. È stata portata via in barella e ne è seguito un momento di silenzio, con il capo acrobata che decantava le doti di coraggio e dedizione della sua collega, con voce piatta e monocorde.
In tutto questo ciclicamente l’Ignobile Circense faceva la sua comparsa, cappello a cilindro e palandrana rossa, sorriso troppo largo per la faccia. Si aggirava tra le file, toccando spalle e teste, padrone di tutto e di tutti, e spargendo in maniera piuttosto tangibile il seme dell’apatia. Sono sostanzialmente scappato.

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