EXPL 42: area di base x altezza

Questo posto è abitato da persone che desiderano essere trasformate in solidi geometrici: cubi, cilindri e piramidi vanno per la maggiore. Più rari sono i solidi a molte facce: dodecaedri, icosaedri. Rarissime le sfere. Presenti, ma considerati abomini e di conseguenza ostracizzati, tutti i solidi irregolari, scaleni e asimmetrici.
Il processo di trasformazione in solido è concettualmente ammissibile, per quanto complesso. Un corpo, già tridimensionale, viene trasformato in qualcos’altro, pur restando tridimensionale. Mi raccontano che non è sempre stato così. A lungo si è cercato di sfuggire alla tirannia della dimensionalità, ma la trasformazione in figure piane, in segmenti, o addirittura in punti completamente adimensionali si è rivelata essere un pantano tecnologico inaffrontabile.
“Avete provato ad andare nella direzione opposta?” chiedo.
“In che senso?”
“Al posto di ridurre le dimensioni, aumentarle. Ipercubi, solidi tetra-, penta- o esadimensionali.”
Mi ritrovo davanti occhi sbarrati, bocche semiaperte, e l’eco lontano di idee gettate in una stanza troppo grande: la multidimensionalità non è concepibile. Pazienza.

Il processo di geometrizzazione passa attraverso tre fasi ben definite. Nella prima viene progettato una gabbia che vada ad abbracciare il corpo del trasformante e lo avvicini alla perfetta ed ordinata corporeità a cui anela. La gabbia semplifica la volumetria e riduce la superficie epidermica a figure geometriche semplici, triangoli principalmente. Le facce dei triangoli devono essere aderenti alla figura originale per minimizzare i traumi. Le aree minute e colme di dettagli come i tratti del volto e delle mani genereranno molti triangoli molto piccoli, mentre le aree già nativamente semplici come scapole e cosce possono accontentarsi di pochi e ampli triangoli. Una volta che la gabbia è ultimata viene piazzata addosso al soggetto, dando inizio alla fase due. Un misto di biochimica e genetica consente al soggetto di riempire completamente il volume della gabbia, che diventa a tutti gli effetti uno strumento contenitivo. È una fase relativamente breve, ma per arrivare a questa meraviglia tecnologica si sono dovute spendere molte energie. Mi viene confessato, con un certo imbarazzo, che i primi tentativi sono stati dei grassi fallimenti.
Quando la seconda fase è completata il soggetto inizia a prendere confidenza con la sua nuova vita di entità geometrica. Per il momento è ancora molto complesso, e la terza fase – la più lunga – serve proprio a sbarazzarsi di questa complessità. Una faccia alla volta, uno spigolo alla volta, il soggetto viene rimodellato. Ogni cambio di forma ha bisogno di tempo, sia per essere operato, sia per permettere al corpo di guarire ed adattarsi alla nuova condizione. Una trasformazione in solido che mantenga grossomodo le proporzioni del corpo umano (i parallelepipedi vanno per la maggiore) richiede tra i sei e gli otto mesi. Per un solido alieno – piramide, ottaedro – possono servire fino a tre anni di sofferenza e lenta trasformazione.
Una volta che il processo è completato – e spesso molto prima, circa a metà della fase tre – il soggetto perde la propria autosufficienza. Non può più deambulare, nutrirsi, o curare la propria igiene personale. Tali compiti sono demandati a personale specializzato – o a volontari, organizzati sotto nomi pittoreschi quali “Gli amici di pitagora”, “Cuore e cubo” e gli agguerritissimi de “Associazione 3D: dignità, divertimento, decubito”.
I trasformati, a causa delle massicce dosi di antidolorifici che sono costretti ad assumere, sono spesso in uno stato di coscienza fluttuante che rende difficile la conversazione. Ho comunque cercato di interagire con una di essi, Marinella, che da sette anni conduce la sua vita come prisma a base pentagonale.
“Signora Marinella, grazie per avermi ricevuto.”
“Uh-uh.”
“La sua storia è straordinaria, mostra molto coraggio e determinazione.”
“Gr-, gr-, grz.”
“Mi dica, qual è la parte migliore di essere un prisma a base pentagonale?”
“Prft.”
Qui cerco l’aiuto della sua badante.
“La signora Marinella dice che il prisma a base pentagonale è una forma perfetta.”
“Ah, molto interessante. E quindi anche lei, diventando un prisma, sente di avere in sé un po’ di questa perfezione?”
“Gbbb, gbbb.”
Qui un misto di aria e saliva esce da quella che un tempo era la sua bocca. Guardo la badante, che però mi restituisce il mio stesso sguardo interrogativo.
“E mi dica, c’è qualche difetto in questa sua nuova vita? Qualcosa che cambierebbe?”
“Frl pr-, prm.”
“La signora Marinella dice che avrebbe voluto farlo prima, quando era più giovane e più flessibile. La trasformazione è stata molto dolorosa.”
“Ultima domanda, poi la lascio andare, che vedo che è molto impegnata. Cosa pensa dei solidi senza piani di simmetria?”
Qui i suoi occhi si allargano, l’intero prisma è scosso, e la badante si affretta a bloccarla prima che si ribalti ed inizi a rotolare. Ringrazio e lascio la casa.

AZIONE CONSIGLIATA: annessione vincolata a verifica che non siano contagiosi.

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