H. P. Lovecraft – Tutti i racconti 1931-1936

Il problema di Lovecraft è che ci provava troppo.

Ho finito oggi di leggere questo bel tomo, che con le sue 700+ pagine raccoglie l’ultimo quarto della produzione di HPL. Comincia con le Montagne della Follia, che doveva essere il suo capolavoro, il romanzo che gli avrebbe fatto spiccare il volo come autore finalmente riconosciuto. Fu un flop. Il romanzo andò malissimo perché certo HPL era troppo avanti, troppo evoluto per la società in cui è vissuto, gli editori non hanno avuto il coraggio di investire su di lui e yadda yadda. Ma anche (soprattutto?) perché non è un romanzo, è un’ambientazione con attaccata una storiella. E quindi, per forza di cose, un po’ noiosa da leggere.

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Le idee sono immensamente buone. Originali, dirompenti, non servo io nel 2018 a dire che HPL era un pozzo di creatività. Ad un certo punto include un legame tra il folklore, la matematica di Riemann e la fisica quantistica (tutti argomenti freschi freschi per quando scriveva). Ma poi attraverso i vari racconti il nostro commette, costantemente, uno dei peccati più gravi della narrativa: viola lo “show, don’t tell”. Quando un personaggio è terrorizzato dagli orrori cosmici ce lo dice: Tizio è terrorizzato dagli orrori cosmici. Fine. Non c’è empatia, non c’è immedesimazione, non c’è spazio per la dimensione umana. E poi, altri clichè: spiegoni infiniti, di solito estratti da qualche articolo di esperti non allineati alla scienza ufficiale; finali anticlimatici che ci informano, a posteriori, su quello che non è emerso durante lo svolgimento della trama; la costante spinta a razionalizzare da parte dei protagonisti, anche quando si trovano circondati da mostri, portenti, viaggi transdimensionali.

E grazie al cazzo, direte voi, è roba scritta quasi un secolo fa, non posso paragonarla al romanzo contemporaneo. Sì, certo, ma anche no. Vedi ad esempio “Il prete malvagio”, racconto in prima persona che riporta uno dei sogni di HPL. Visto che non puntava a pubblicare (l’ha scritto per lettera ad un suo corrispondente) non si è impegnato a rifinire l’ambientazione, a spiegare la biologia aliena, a razionalizzare. Risultato: una bomba. Strano, ammaliante, trasuda il senso lovecraftiano di orrore cosmico a pelle, senza bisogno di sovrastrutture. Quindi, vedi, cazzo, era capacissimo! Poi si mette a scrivere “seriamente” ed esagera. Il problema di Lovecraft, dicevo, è che ci provava troppo.

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